Prolasso genitale
| Si parla di prolasso genitale, quando si verifica la discesa delle pareti vaginali di solito associata a quella dell’utero che si abbassa progressivamente all’interno della vagina.
Le pareti vaginali anteriore e posteriore compaiono sulla rima vulvare fino a fuoriuscire da essa (colpocele anteriore e posteriore) e così pure la portio uterina (isterocele).
Per solidarietà anatomica tra la cervice uterina ed il tratto alto della parete vaginale anteriore con la base della vescica, questa segue la discesa della parete vaginale (cistocele), lo stesso si verifica per la parete posteriore del retto (rettocele).
Alcune volte, l’uretra forma un angolo convesso con la sua parete posteriore che sporge nel lume vaginale (uretrocele).
Infine può verificarsi una discesa delle anse intestinali che spingono in avanti il peritoneo che ricopre la parte posteriore dello scavo del Douglas, insinuandosi così nello spazio retto vaginale (enterocele).
I prolassi genitali si realizzano perché tra i vari organi pelvici è presente una certa solidarietà anatomica grazie a strutture di collegamento per cui la dislocazione di un organo causa modificazioni di posizione a carico degli organi vicini.
Classificazione del prolasso genitale secondo Baden e Walker:
Il prolasso (uterino, vescicale, rettale o della tasca rettouterina) è di I grado se il segmento interessato giunge, sotto sforzo, a metà tra la posizione normale e l'imene; è di II grado se raggiunge l'imene senza superarlo; è di III grado se supera l'imene ma non raggiunge la massima dislocazione possibile; è di IV grado se raggiunge la massima dislocazione possibile.
L'intervento di solito viene proposto per gradi di prolasso dal II in su, o comunque sulla base dei disturbi (incontinenza urinaria e altri) eventualmente presenti anche in prolassi di grado inferiore al II. |
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