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Carcinoma dell’ovaio

Carcinoma dell’ovaio

Il carcinoma ovarico rappresenta la principale causa di morte nell’ambito della patologia maligna ginecologica, nonché la 7° causa di morte per cancro nella popolazione femminile.
La ragione di una così alta mortalità è legata al fatto che più del 70% dei tumori ovarici sono diagnosticati tardivamente e cioè quando la malattia ha già interessato gli organi contigui o a distanza. Non esistono infatti metodi di screening, a parte l’ecografia pelvica e il dosaggio del CA 125.

Il segno clinico più importante per la diagnosi è il riscontro, alla visita vaginale, di una massa pelvica solida monolaterale o bilaterale che determina fenomeni compressivi sulle strutture pelviche.
Il ritardo diagnostico, che si verifica nella maggior parte dei casi, è il fattore che determina l’impossibilità di un chirurgia radicale e quindi la scarsa curabilità di questa neoplasia.

Trattamento: per le neoplasie agli stadi 3° e 4° si effettua una chirurgia definita “citoriduttiva”.
La finalità di questo tipo di chirurgia è di asportare la più grossa quantità di tumore, riducendo al minimo il volume di tumore residuo.
La sopravvivenza delle pazienti diminuisce con l’aumentare del tumore residuo.
Successivamente, in genere dopo la prima linea di chemioterapia, si pratica un secondo intervento (second look), che serve per confermare la remissione clinica completa o per asportare il tumore residuo nelle pazienti in remissione parziale.
 
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