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Abortività abituale e ricorrente

Abortività abituale e ricorrente

Si definisce aborto l’interruzione della gravidanza prima del 180° giorno di amenorrea.

La presenza di più aborti nella storia della donna è un fattore prognostico negativo per l’evoluzione di altre eventuali gravidanze.
Le cause più frequenti di abortività ricorrente sono: genetiche (quali un’alterazione del cariotipo in forma bilanciata nella coppia), endocrine (quali un’insufficienza della fase luteinica), anatomiche (anomalie uterine congenite, quali difetti embriogenetici della fusione dei dotti di Muller: dall’utero didelfo e subsetto, passando attraverso le forme intermedie o, acquisite, quali fibromiomi uterini, sinechie intrauterine, polipi endouterini, o incontinenza cervicale), autommunitarie (presenza di anticorpi antinucleo o sindrome degli anticorpi antifosfolipidi), legate a malattie materne (quali distiroidismi, diabete mellito, malattie del connettivo, endometriosi, piastrinopenie o agenti infettivi locali), alloimmuni (cioè dovuti ad un’alterata risposta immune materna verso antigeni fetali), psicologiche.

Le linee guida terapeutiche saranno orientate alla correzione degli eventuali disordini endocrini e metabolici, quali una presunta ridotta tolleranza al glucosio, un’insufficienza luteinica, un distiroidismo; alla correzione chirurgica in caso di anomalie uterine; alla terapia antibiotica in caso di infezioni; alla terapia antiaggregante, anticoagulante ed eventualmente cortisonica in caso di malattie autoimmuni.
 
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