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Parto pretermine

Parto pretermine

Consiste nella presenza di attività contrattile e maturazione della cervice uterina prima della 37° settimana.

Il parto pretermine è una delle principali cause di morbidità e di mortalità feto-neonatale. La minaccia di parto pretermine può essere o non essere associata a rottura prematura delle membrane. Una volta fatta la diagnosi di minaccia di parto pretermine, bisogna stabilire se i rischi materni e fetali sono maggiori con il proseguimento della gravidanza o con un parto immediato. Se è possibile prolungare la gravidanza si pone il problema di dover adottare un trattamento tocolitico.

Protocolli terapeutici:
- betamimetici: la via di somministrazione che produce i maggiori livelli ematici è la via endovenosa. Una volta raggiunto l’effetto desiderato, si mantiene l’infusione per altre 12-24 ore, per poi passare alla somministrazione per os. La terapia per os va proseguita fino ad un’epoca gestazionale sicura
- solfato di Magnesio: il trattamento prevede la somministrazione ev di un bolo di solfato di magnesio di 4 gr in 20’ o 6 gr in 30’ seguiti da un infusione continua di 2 gr all’ora. Si utilizza generalmente il solfato di magnesio come terapia d’attacco per 24 ore, dopo di che si prosegue la terapia con altri tocolitici.
- indometacina: la somministriamo per via rettale (100 mg ripetuti a distanza di 6 ore per 2-3 volte e successivamente ogni 12 ore per 2 volte).
- calcio antagonisti: 20 mg per os ogni 4-6 ore, dopo una dose d’attacco iniziale di 20-40 mg

Profilassi neonatale: per la prevenzione della immaturità polmonare e della emorragia intraventricolare cerebrale, si utilizzano gli ormoni tiroidei immessi in amnios o, in assenza di infezione intraamniotica ed in caso di rischio di parto imminente, il betametasone (12 mg im per 2 volte a distanza di 24 ore).
 
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